Santa Maria del Pilastrello - Parrocchia di San Marco Ev

PIAZZA BARBATO 1 - PONTE DI BRENTA - PADOVA
aggiornato il 01/08/2020
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Santa Maria del Pilastrello

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Il Santuario di Santa Maria del Pilastrello - Lendinara (RO)




Il Santuario di Nostra Signora del Pilastrello è considerato a più titoli il tesoro di Lendinara, cittadina agricolo-industriale situata sulle sponde dell'Adigetto. La gente del Polesine da sempre considera l’immagine di "Nostra Signora del Pilastrello" la sua ‘Madonna Nera’ anche sela statua oggi venerata è una copia in quanto l’originale, purtroppo, è stato rubato il 4 settembre 1981. La nuova immagine in legno di cirmolo, alta 33 centimetri e simile alla precedente, realizzata dallo scultore gardenese Ferdinando Prinoth, è stata benedetta nell'udienza generale del 30 dicembre 1981 da papa Giovanni Paolo II e collocata il 1° gennaio 1982.


La storia

La storia del Santuario è legata ad una serie di eventi straordinari che si verificarono a partire dal XVI secolo.
Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1509 si abbatté sul territorio lendinarese un forte temporale che fece gravi danni. Il temporale distrusse anche la casa di tale Giovanni Borezzo. Si salvò solo una statua della Madonna con Bambino scolpita in legno d'olivo, strappata dalla bufera da una nicchia della casa e trovata intatta sui rami di una siepe, accanto a una sorgente. La statua emanava un forte bagliore e per diversi giorni fu lasciata in quel lugo, meta di curiosi e fedeli attirati dal suo splendore.
L'avvocato Lorenzo Malmignati, venuto a conoscenza di questi fatti, fece costruire a proprie spese un capitello dentro il quale, poggiante su di un piastrello, venne collocata la statua.
Nel 1576 Ludovico Borezzo, discendente di Giovanni, decise di restaurare il capitello pensando di utilizzare l’acqua della fonte per i lavori edili ed allora con grande meraviglia si scoprì che la sorgente, da chiara e limpida, si tingeva di rosso sangue ogni qualvolta i muratori la usavano.
A questo seguirono altri fatti miracolosi legati all'acqua della fonte che dimostrò avere poteri taumaturgici,
tanto che, incanalata e raccolta in una vasca, venne chiamata il "Bagno della Madonna" e lì accorrevano numerosi gli infermi a domandare la guarigione dai propri mali.
Dopo un accurato processo le autorità diocesane diedero il benestare alla costruzione di un santuario. Iniziata il 26 agosto 1577 con la posa della prima pietra, l’edificazione della struttura, affidata ai monaci Benedettini Olivetani, chiamati dal Consiglio di Lendinara già il 7 settembre 1578, durò quasi un paio d’anni e il 16 maggio 1579, a 70 anni dalla prima manifestazione divina, la statuetta venne trasportata con solenne processione dal Capitello alla nuova chiesa che venne solennemente consacrata il 23 settembre 1584 dal vescovo Giulio Canani e dentro la quale nel frattempo era stata deviata l'acqua della fonte.
Il 10 febbraio 1595, per delibera del Comune, la città venne consacrata alla Madonna del Pilastrello e la sua effigie posta sullo stemma del comune e sulla facciata del Palazzo comunale. Il 25 settembre 1695 la Madonna venne incoronata dal vescovo di Adria Carlo Labia.
Il 29 ottobre 1771 i monaci lasciarono il luogo per decreto di soppressione da parte della Repubblica Veneta e vi fecero ritorno il primo agosto 1905, dopo 134 anni di forzata assenza.
Nel 1911 il Santuario ebbe il titolo di Basilica e il 15 dicembre 1920 il monastero venne elevato al rango di abbazia da papa Benedetto XV



L’architettura e le opere d’arte


Il Santuario
Il luogo di culto in origine consisteva in una sola navata a volta e la cappella della venerata statuetta taumaturga si trovava di fianco, dove ora si trova l’altare di San Giovanni Battista. La facciata aveva una sola porta nel mezzo. Contiguo al tempio vi era il Bagno della Beata Vergine, luogo dove si trova la fonte miracolosa e il primo pilastro.
La struttura attuale  ha forma di croce latina a tre navate, come fu voluta dall'architetto lendinarese don Giacomo Baccari su schemi albertiani per il radicale restauro realizzato tra a fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento.
La facciata col doppio ordine ritmato da lesene è stata in parte modificata nel 1933.
Lo spazio interno è ritmato da archi a pieno centro che dividono la navata centrale dalle laterali poggiando su pilastri. Ciò che colpisce innanzitutto è la decorazione delle volte e del catino absidale affrescati dal pittore caucasico Giuseppe Chiacigh fra il 1939 e il 1942. In esse vengono raccontate le vicende salienti della storia del Santuario e il profondo legame che unisce la Madonna del Pilastrello alla città. Nelle monumentali figure, scorciate dal basso, sono narrati i seguenti episodi: Il sacro simulacro che riceve forza taumaturgica dalla Vergine in gloria, nel soffitto della navata centrale; la salvezza dall'alluvione del 1822, nella controfacciata sopra portale; il miracolo della preservazione di Lendinara dalle rotte dell'Adige, verso la navata laterale sinistra; la preservazione della città dalla peste del 1030 e la liberazione degli animali dalla peste del 1748, verso la navata laterale destra.
Si devono al Chiacigh anche l'incoronazione di Maria e dei SS. Benedetto e Francesca Romana e del beato Bernardo Tolomei e La Natività della Vergine e I quattro profeti nel catino absidale; gli angeli e i simboli araldici delle navate laterali e Le virtù cardinali,dipinte in monocromo nella cappella si S.Antonio.
Le opere d'arte conservate in questa chiesa sono tante e di tale qualità da rendere il Pilastrello la maggiore pinacoteca cittadina. Nell’altare a sinistra si trova S. Francesco visitato da un angelo (1750 circa), opera di G. Angeli, l'allievo del Piazzetta che diresse per molti anni la bottega del maestro e che fu insegnante presso l'Accademia veneziana di pittura e scultura.
Nell’altare successivo è conservata una notevole Ascensione di Cristo in presenza degli apostoli e del committente V. MaImignati, dipinto (1580 ca.) da Paolo Veronese e bottega. Questa è una delle prime opere entrate nel Santuario e fu commissionata da un membro di un'importante famiglia lendinarese.
Coeva è anche l'opera del Montemezzano, allievo del Veronese, che nel terzo altare di sinistra rappresenta Il battesimo di Cristo.
Salendo la scalinata sinistra si incontrano due delle sei tele dipinte tra il secondo e il terzo decennio del Settecento da Angelo Trevisani sulla storia del Pilastrello: La giovane Lucia Zante risuscitata durante il suo funerale (11 febbraio 1592) e la giovane Francesca Bimbato, annegata nel Canalbianco, che viene ritrovata viva (19 luglio 1613).
Una volta in cima alle scale si trova l'altare in marmo (1743-1745) di Giovanni Maria Morlaiter (veneziano ma di famiglia originaria della Val Pusteria) che conserva la copia della statuetta miracolosa. La statua è circondata da angeli anch’essi in marmo. Dello stesso artista le statue della Verginità e dell‘Umiltà ai fianchi dell'altar maggiore.
Scendendo la scalinata opposta si incontra la cappella dedicata all'abate Celestino Colombo in cui è collocata una tavola con San Pietro (inizi XVI sec.) di scuola dossesca. Nel II e III altare di destra si collocano due pale tardo settecentesche del pittore siciliano di formazione romana Tommaso Sciacca: Sant'Antonio da Padova che riceve Gesù Bambino e Sant'Antonio abate che visita San Paolo eremita.
Nella cappella successiva sono conservate altre due opere splendide del ciclo di Trevisani: La giovane Maria Rigo viene resa invisibile a giovani patrizi male intenzionati (16 maggio 1591) e l'acqua mutata in sangue (1576). Tra due statue del padovano Tommaso Bonazza si colloca una seconda pala dello Sciacca: San Sebastiano e Santa Lucia (1814).
Un'altra opera di rilievo è conservata nell’altare a destra. Si tratta dei Santi Bartolomeo, Benedetto e del beato Bernardo Tolomei e dei committenti Bartolomeo e Battista Malmignati (1580 ca.) del Tintoretto. Altre due grandi tele del Trevisani sono conservate nella sacrestia: La città di Lendinara viene preservata dalla pestilenza che infuria in vari luoghi d'Italia e del Polesine (1630) e Per intercessione di Giovanni Battista, la Madonna del Pilastrello salva Lendinara da una tremenda rotta dell'Adige (24 giugno 1677). Sono, inoltre presenti, la Glorificazione del podestà di Lendinara Ludovico Pisani (seconda metà del sec. XVII) attribuita ad Andrea Celesti (ma forse di Matteo Ghidoni), Sant'Andrea (metà del XVII sec.) di J. Ribera, alcuni dipinti di scuola romana di fine Settecento e una copia dal Guercino.
Nella navata sinistra si trova l'ingresso del Bagno. L'impianto è quello voluto dal Baccari ma ha subito molti rifacimenti e aggiunte in epoca successiva. Sulla sinistra si trova la fonte miracolosa coronata dalla Madonna in bronzo (1910) del melarese Policronio Carletti mentre alle pareti si trova il ciclo ottocentesco dei dodici dipinti con I miracoli della Vergine del Pilastrello di Giovanni Baccari. In una vasca monolitica in marmo degli inizi del Novecento, sgorga l'acqua della fonte miracolosa dove i malati sono immersi. La fonte miracolosa è luogo di grande devozione e di frequenti pellegrinaggi.



Il monastero

L'impianto originario del monastero era una semplice costruzione a due piani collegata al tempio attraverso una sala che permetteva 'accesso al luogo sacro dall'interno. Al di sopra era situato il coro degli ammalati, munito di una finestra che dava sull'interno della chiesa per consentire ai monaci infermi di seguire le funzioni religiose; al piano terra si trovava un refettorio, una cucina con una serie di servizi ausiliari e al secondo le celle per i monaci. Successivamente venne costruito un altro edificio, simile a primo e collegato ad esso tramite un chiostro. Dopo la soppressione la gestione spirituale del tempio fu affidata a dei sacerdoti-rettori, nominati dal Consiglio cittadino, fino a che nel 1905 rientrarono in Santuario proprio gli olivetani.
Attualmente l’abbazia dal punto di vista architettonico dopo gli interventi effettuati nella metà del XX secolo risulta molto rimaneggiata ed a quanto restava degli antichi edifici, mura levigate da secoli di preghiera e di silenzio, sono stati aggiunti diversi e spaziosi fabbricati molto funzionali, inaugurati nel 1968. Ciò nonostante un fascino discreto, pur nella sua semplicità, emana dal monastero e da questo luogo si dilata in un senso di pace e serenità.

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Le foto
































Per arrivarci





Dall'autostrada A13 Bologna-Padova uscire al casello "Rovigo". E’ sufficiente seguire le indicazioni per Lendinara e gli appositi cartelli indicatori vi guideranno fino al santuario.



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Info:
Indirizzo: Via Santuario, 35. Tel. 0425/64.10.23 Diocesi: Adria-Rovigo



Orario di apertura del Santuario:
mattino     06:30 - 12:00          pomeriggio    15:00 - 19:00

Orari delle liturgie:
SS. Messe
Feriale   07:00 - 09:00 - 10:00 - 18:00
Festivo  07:15 - 09:00 - 10:30 - 12:00 - 18:00
S. Rosario  17:30



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