La prima chiesa - Parrocchia di San Marco Ev

PIAZZA BARBATO 1 - PONTE DI BRENTA - PADOVA
aggiornato il 19/05/2019
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La prima chiesa

La storia




Chiesa di S. Andrea di Sarteano (SI)
E’ probabile che la nostra prima chiesa
fosse simile a questa che le è coeva



LA PRIMA CHIESA

La prima chiesa quasi certamente fu edificata subito dopo la costruzione del ponte sul Brenta nel 1191. Naturalmente molto più piccola dell'attuale, ma sufficiente per le poche prime famiglie della località. Restò in piedi per oltre due secoli e di essa si sa ben poco.

Nella decima papale del 1297 (elenco relativo al pagamento della decima alla Chiesa. Tali elenchi cominciarono ad essere prodotti a partire dalla seconda metà del Duecento) è elencata come «Ecclesia S. Marchi Ponte Noente» col proprio sacerdote prete Antonio coadiuvato dal chierico (sacerdote aggiunto = cappellano) Corradino, mentre nella decima successiva il sacerdote coadiutore di prete Antonio si chiamava Prosdocimo.
Nelle Visite Pastorali il «chiericato» (iI chiericato è un beneficio, distinto da quello parrocchiale, costituito per il mantenimento di un sacerdote collaboratore del parroco; con altro nome si chiamava cappellania) di Ponte di Brenta non viene più nominato, ciò significa che i suoi beni furono incorporati nel beneficio parrocchiale.

Questa chiesa vide l'acquisto di circa 400 campi arativi nel 1300 da parte del famoso Enrico degli Scrovegni costruttore tra l'altro della chiesetta di S. Maria della Carità o Cappella dell' Annunziata, affrescata da Giotto all' Arena di Padova, col provento dei quali era in grado di provvedere al mantenimento del Priore, di tre sacerdoti e di otto chierici collaboratori.
Questo fatto è importante per due motivi:
uno perché dimostra che all'inizio del Trecento quasi tutto il territorio di Ponte di Brenta era stato redento dalla selva;
due perché con i primi barcaioli vengono in quell'epoca a convivere le famiglie dei fittavoli agricoltori.

Un cenno al padovano Enrico degli Scrovegni (1265 c.ca – 1336) frequentatore di Ponte di Brenta. Egli è figlio di quel Reginaldo che Dante colloca nel 7° cerchio dell'inferno tra gli usurai. Nel 1300 acquista da Manfredo dei Dalesmanini i resti dell' anfiteatro romano e vi costruisce un grandioso palazzo ricco di marmi e di decorazioni. Nel 1303-5, quasi a farsi perdonare da Dio e dagli uomini le immense ricchezze venutegli dalle usure paterne, fa erigere di fianco al palazzo quel gioiello d'arte ch'è la chiesetta di S. Maria della Carità. Allo stesso si deve la fondazione d'un monastero di frati gaudenti, al quale ordine si era ascritto come semplice cavaliere, e del convento di S. Orsola vicino a S. Gregorio. Bandito per questioni di parte, morì a Venezia nel 1336. La sua figura è immortalata nel monumento sepolcrale ch'è dietro l'altare nella cappella di Giotto e si può ritenere il capolavoro di Andriolo de' Santi.

La prima chiesa si può ritenere particolarmente favorita dalla sorte perché fu risparmiata da eventi bellici di non secondaria portata:
Nel dicembre del 1208 1'esercito padovano, alleato con Mantova e Ravenna e schierato davanti a Ponte di Brenta, non accetta battaglia con la lega che si era formata contro Padova tra le città di Verona, Vicenza, Treviso, Ferrara e Trento e venne conchiuso un accordo pacifico molto probabilmente per l'opera autorevole e persuasiva del vescovo di Padova, Gerardo degli Onfreduzzi.
Appena insediatasi democraticamente la Signoria Carrarese (1318-1405) in Padova, riprese con Jacopo I da Carrara la guerra contro Cangrande della Scala. Il conte di Gorizia, prima alleato del Carrarese poi (sempre per motivo di denaro) di Cangrande, si allea nuovamente con Padova nel 1319 per cacciare lo Scaligero. Prima però aveva dato alle fiamme le ville di Vigonza, di Peraga e di Ponte di Brenta. La chiesa fu risparmiata.
Il 1337 segna poi la fine della dura lotta dei Carraresi, alleati con i Veneziani e i Fiorentini, contro gli Scaligeri. Marsilio Da Carrara ne uscì vittorioso e poté così consolidare la sua signoria su Padova. Durante le aspre battaglie che precedettero la conclusione della guerra, innumerevoli furono i saccheggi e le devastazioni nelle campagne vicine a Padova, tra cui anche quelle di Ponte di Brenta; ma anche in quella circostanza la sua chiesa restò salva.
E proprio a Ponte di Brenta si accampò l'esercito dei Veneziani nel 1404 prima dell'ultima battaglia contro i Carraresi e ancora qui, l'anno successivo, Francesco Novello Da Carrara, ultimo signore di Padova, si diede prigioniero ai Veneziani che in carcere lo strozzarono impietosamente con i figli il 17 gennaio 1406.

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